Ministeri della celebrazione eucaristica

Parrocchia di Santa Maria Delle Grazie – Sante Marie (L’AQ)

Secondo il desiderio del concilio Vaticano II (SC 51), nelle celebrazioni liturgiche bisogna preparare «la mensa della parola di Dio» con maggiore abbondanza e dischiudere così più profondamente la ricchezza della Scrittura (introd. al Messale, n. 34); «infatti nelle letture… Dio parla al suo popolo… e offre un nutrimento spirituale» (ivi, n. 33). I cristiani debbono lasciarsi formare «dalla parola di Dio», così come «si nutrono alla mensa del corpo del Signore» (SC 48).

Lettori
Il lettore, uomo o donna, fa parte nell’assemblea liturgica degli «uffici particolari» (introd. al Messale, n. 65ss), che sono «un vero ministero liturgico» (SC 29). Egli «è istituito per proclamare le letture della sacra Scrittura, eccetto il vangelo; può anche proporre le intenzioni della preghiera universale e, in mancanza del salmista, recitare il salmo interlezionale» (introd. al Messale, n. 66). L’ufficio del lettore non consiste solo nel leggere ad alta voce, ma significa e richiede: che uno si impegni con tutte le forze a capire un testo; metta a disposizione la propria voce come uno strumento; si metta al servizio della parola di Dio. Esso è un servizio particolare reso alla fede del popolo di Dio, dal momento che questa è radicata nella parola di Dio. Perciò i lettori di una parrocchia dovrebbero costituire un gruppo, che si raduna regolarmente. Tali riunioni non servono solo a stabilire i turni, ma soprattutto ad approfondire la formazione liturgica, al fine di contribuire responsabilmente e comunitariamente con gli altri ministranti alla buona riuscita delle celebrazioni liturgiche parrocchiali. Importante è lo studio e la discussione di questioni fondamentali della scienza biblica, e della fede, nonché lo studio delle letture scritturistiche da proclamare.

Salmisti
Alla prima lettura segue il salmo responsoriale, che è parte integrante della Liturgia della Parola e che ha grande valore liturgico e pastorale, perché favorisce la meditazione della parola di Dio. Il salmo responsoriale deve corrispondere a ciascuna lettura e deve essere preso normalmente dal Lezionario. Conviene che il salmo responsoriale si esegua con il canto, almeno per quanto riguarda la risposta del popolo. Il salmista, quindi, o cantore del salmo canta o recita i versetti del salmo all’ambone o in altro luogo adatto; tutta l’assemblea ascolta restando seduta, e partecipa di solito con il ritornello, a meno che il salmo non sia cantato o recitato per intero senza ritornello. Ma perché il popolo possa più facilmente ripetere il ritornello, sono stati scelti alcuni testi comuni di ritornelli e di salmi per i diversi tempi dell’anno e per le diverse categorie di Santi. Questi testi si possono utilizzare al posto di quelli corrispondenti alle letture ogni volta che il salmo viene cantato. Se il salmo non può essere cantato, venga proclamato nel modo più adatto a favorire la meditazione della parola di Dio.

Coro Liturgico parrocchiale
Per coro liturgico intendiamo qualunque gruppo di cantori costituito per iniziare, educare, guidare un’assemblea che celebra in canto e per raggiungere quelle note di solennità e di bellezza che aiutano il fedele a vivere il clima della festa. Quindi è un 1) GRUPPO STABILE DI CANTORI PER INIZIATIVA DI DIO. La stabilità dei cantori è un elemento essenziale per un coro liturgico e segna in qualche modo la sua maturità. La stabilità è importante perché esso possa veramente «costituirsi», «fondarsi». Ma chi lo costituisce? chi lo rende stabile? chi prende questa iniziativa? Essendo un «vero ministero liturgico», un servizio per l’edificazione della comunità cristiana, l’iniziativa non può non essere che di Dio: è Dio che mediante lo Spirito Santo suscita i vari ministeri e carismi “per l’utilità comune”, dice san Paolo. È Dio in fondo che fa crescere la sua Chiesa. Perciò non si può entrare e uscire da un coro liturgico (così come da altri compiti ecclesiali) “a proprio piacimento”, secondo i propri gusti. Né si tratta di semplice “fedeltà a se stessi” (o al gruppo), alla propria scelta: questo significherebbe comunque rimanere chiusi e soli in se stessi (anche come gruppo)! La libertà autentica si vive solo in relazione a Dio, che ce l’ha data! Nel cristianesimo fondamentale l’apertura a un Altro, un Tu al quale rispondere. La stabilità potremmo definirla come “fedeltà a Dio che chiama all’interno del gruppo per un servizio alla sua Chiesa”. 2) IL FINE DELLA MUSICA SACRA E L’AZIONE DELLO PIRITO SANTO. Il fine della musica sacra – dice il Concilio Vat. II – è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli» (SC 112). Nella liturgia, e quindi nella musica sacra che ne è parte integrante, si tratta, dun-que, di vivere un in-contro personale e reale che opera allo stesso tempo la glorificazione di Dio e la trasformazione del fedele. Chi incontra realmente Dio e accoglie la sua azione in se stesso sperimenta la vita divina: la comunione con Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. È lo Spirito Santo ad operare questa profonda comunione d’amore; è Lui che ci spinge interiormente, verso Cristo e verso il Padre, di modo che a Dio che viene verso di noi corrisponda il nostro andare verso di Lui. Allora disponiamoci ad ascoltare la voce dello Spirito che parla in noi, nella Parola di Dio, nell’insegnamento della Chiesa e in diversi altri modi. Collaboriamo con umiltà e obbedienza all’azione dello Spirito per essere fedeli a Dio che ci chiama con il canto a lodarlo, ringraziarlo, supplicarlo, servirlo nei fratelli… Se non vi è questa chiarezza e questo desiderio di vivere mediante il canto l’incontro con Dio allora il canto non è più preghiera e il coro… non è più «liturgico». Il coro liturgico, possiamo dire, segue la “chiave musicale” che è il Padre, il “pentagramma” che è Cristo e la “melodia” che è lo Spirito Santo. Il risultato… è vivere il cielo già qui in terra!

la Guida o il commentatore
persone preparate ad aiutare le assemblee liturgiche a partecipare alla celebrazione eucaristica. Così infatti troviamo indicato dell’Ordinamento generale del Messale Romano: «Esercita un servizio liturgico anche il commentatore, che, secondo l’opportunità, rivolge brevemente ai fedeli spiegazioni ed esortazioni per introdurli nella celebrazione e meglio disporli a comprenderla» (OGMR n° 105; Introduzione al Lezionario, n° 15). «Nel compiere il suo ufficio, il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, non però all’ambone» (Cfr. OGMR 105). L’ambone, infatti, è lo spazio liturgico riservato alla parola di Dio: «Poiché l’ambone è il luogo dal quale viene proclamata dai ministri la parola di Dio, deve essere riservato, per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio pasquale. Le monizioni o introduzioni alle letture devono essere preparate con cura: spesso diventano particolarmente noiose se risultano eccessivamente lunghe o complesse. L’introduzione al Lezionario specifica che esse dovrebbero essere: «chiare, sobrie, preparate con cura, normalmente scritte e approvate in precedenza dal celebrante» (IL, n° 57).

Chierichetti
I chierichetti o ministrante è quel ragazzo o ragazza che serve all’altare durante le celebrazioni liturgiche. Il ministrante è anche chiamato “chierichetto” ma il termine ministrante ha sostituito col tempo il termine “chierichetto” poichè riesce a far capire meglio il suo significato. Esso, infatti, deriva dal latino “ministrans”, cioè colui che serve, secondo l’esempio di Gesù che non ha esitato, Egli stesso, a servire per primo e che invita a fare anche noi la medesima cosa. Periodicamente si tengono delle riunioni durante le quali il parroco fa formazione liturgica. PREGHIERA DEL MINISTRANTE: Signore Gesù, l’amore che vogliamo a Te non sia fatto di belle parole ma di fatti concreti, di scelte coraggiose vissute giorno per giorno in attenzione ai tuoi esempi, alla tua Parola. Rendici ragazzi generosi Che sanno donarsi con gioia. Rendici ragazzi semplici e poveri che sanno aver bisogno degli altri. Rendici ragazzi aperti che sanno ascoltare gli altri e capire le loro esigenze. Signore, donaci la capacità di non rifiutare mai il servizio che ci viene richiesto. Donaci la gioia di vedere contenti quelli che ci stanno vicino. Donaci un cuore grande come il tuo che sa dimenticare Le offese ricevute. Aiutaci a vivere Come Tu ci hai insegnato.

Gruppo dei fiori
persone generose e disponibili in modo gratuito e disinteressato a tenere addobbata la chiesa con fiori freschi. La comunità cristiana ha bisogno, per esprimere la propria fede, non solo della partecipazione attiva dei fedeli, ma anche di un’atmosfera di bellezza e quindi il luogo in cui si riunisce per celebrare non è un elemento indifferente per la celebrazione stessa. Si devono, pertanto, adottare opportuni accorgimenti, come la cura della “diffusione sonora della voce, un’idonea illuminazione e tutto ciò che concorre a creare un’atmosfera, nobile, accogliente e festosa” (Nota Pastorale C.E.I. “L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica n. 15). La festa ha anche bisogno di un luogo per manifestarsi, non solo di un determinato tempo. L’addobbo floreale deve essere, comunque, sempre rispettoso dell’arte della chiesa e,qualora siano presenti fioriere o altri luoghi già predisposti per piante o fiori, va privilegiata l’utilizzazione di questi contenitori per non moltiplicare gli spazi di decorazione floreale. Innanzitutto, quindi, è importante sapere dove vanno collocati tali addobbi, per evitare di spargerli indistintamente per tutta la chiesa o di concentrarli sul presbiterio. I fiori, infatti, hanno il compito di valorizzare i luoghi della celebrazione e dare loro significato senza mai nasconderli; sono, dunque da privilegiare, l’altare, l’ambone, e il fonte battesimale, ma possono essere collocati anche nel luogo della custodia eucaristica, sul portale principale e davanti all’immagine della Madonna. In particolare, per quanto riguarda l’altare, ci si raccomanda che “l’ornamento dei fiori sia sempre misurato e, piuttosto che sopra la mensa dell’altare, si disponga attorno ad esso” (Ordinamento Generale del Messale Romano n.305).